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Tobin Tax, la nuova tassa frenerà davvero la speculazione?

La Tobin Tax riguarderà la tassazione delle transazioni finanziarie e dovrebbe combattere la speculazione. Ma, fatta la legge, trovato l’inganno?

Pochi giorni fa, Italia, Spagna, Estonia e Slovacchia si sono aggiunte a Francia, Germania, Belgio, Portogallo, Slovenia, Austria e Grecia, creando una cooperazione rafforzata dentro l’Unione Europea, in favore della Tobin Tax.
Si tratterebbe, stando a quanto era stato deciso un anno fa dalla Commissione UE, di applicare la Tobin Tax nella misura dello 0,1% sul valore delle transazioni azionarie e sulle obbligazioni e dello 0,01% sul valore dei contratti derivati. In questo modo, nelle intenzioni dei Paesi aderenti, si freneranno i movimenti speculativi che puntano essenzialmente a ricavare un guadagno a breve in conto capitale, mentre si dovrebbero ottenere svariati miliardi (cifra non quantificabile), da destinare altrove.

In realtà, il vero rischio per gli Undici è che i capitali fuggano verso gli Stati non


aderenti all’imposizione, in primis verso Olanda e Gran Bretagna, le cui piazze finanziarie già si fregano le mani per quanto riguarda l’entrata in vigore della Tobin Tax (pare sia il 1 gennaio 2013).

Anzitutto, va chiarito che la proposta della Commissione dovrà essere accolta dal Consiglio, ossia dagli Stati (bastano nove voti a favore secondo il Trattato di Lisbona) e successivamente votata anche dal Parlamento Europeo. Il che significa che se tutto andrà bene non vi sarà l’applicazione della nuova tassazione prima dell’inizio appunto del prossimo anno.

Secondo punto: verranno tassate le transazioni di quanti sono residenti negli Stati aderenti, per cui non sarebbe teoricamente facile sfuggire alla Tobin Tax per un investitore o istituzione con sede negli Undici.
Nei fatti, dovrebbero restare fuori dall’applicazione sia i titoli di Stato, sia pure altri strumenti finanziari, i quali avrebbero un impatto negativo sulle condizioni di larga parte della popolazione. Parliamo dei prodotti assicurativi, previdenziali, etc. Tuttavia, ancora non si hanno certezze a tale riguardo.

In conclusione, non solo gli Undici rischiano di trovarsi tra le mani un pugno di mosche, a causa dell’erosione della base imponibile (crolla il numero delle transazioni oggetto dell’imposizione fiscale, come documenta la corposa storia di Svezia, Belgio, Francia e Austria), ma ci potrebbero essere effetti distorsivi, dato che gli investitori potrebbero trovare più conveniente puntare sugli strumenti finanziari non tassati.
E tutto questo, senza che la speculazione sarà anche solo minimamente frenata, potendo trovare facile sfogo in altre piazze importanti (Wall Street, Londra, Giappone, etc.) o anche rimanendo intatta nelle Borse oggetto della tassazione, grazie alla fantasia acuta dell’alta finanza, in grado di aggirare la Tobin Tax con strumenti sempre nuovi e difficilmente qualificabili.

La cosiddetta Tobin Tax prende il nome dall’economista e Premio Nobel James Tobin, il quale propose nel 1972 di tassare le transazioni finanziarie, in modo da scongiurare o almeno frenare la speculazione sul capitale e ricavare risorse da dedicare agli investimenti produttivi o in favore delle fasce sociali più deboli.

Updated: 20 giugno 2013 — 19:43
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