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Titoli di Stato, ondata di vendite sui periferici

Quella di ieri è stata una seduta dal bilancio piuttosto pesante per il secondario europeo che torna a registrare forti vendite sia per core e periferici dopo i recuperi di ieri. Nonostante i PMI migliori delle attese, infatti, tra gli operatori prevalgono i timori relativi ai vincoli operativi attinenti al programma di acquisto titoli della BCE e alla disponibilità di bond sul mercato. Il tema è stato sollevato da alcune indiscrezioni circolate sul mercato da fonti vicine alla BCE e riportate da Reuters che riferisco che Francoforte sarebbe pronta a rivedere le modalità di prestito titoli per evitare un congelamento del mercato dei pronti contro termine, tipico canale di trasmissione dell’impulso di politica monetaria. Tornano così a salire i rendimenti sui Bund che, intorno alle ore 15.00, registrano rialzi nell’ordine di 6pb sulle scadenze brevi e di 7-9pb su quelle lunghe.

La peggior perfomance tra i periferici è quella dell’obbligazionario italiano che sconta i timori relativi all’esito del referendum; sale così di 4pb il tasso sul BTP a 2 anni, in area 0,06%, mentre il decennale registra un rincaro di quasi 15pb a quota 2,15%, ai massimi dal luglio 2015. Torna così ad ampliarsi il differenziale tra titoli italiani e tedeschi che, proprio sulla scadenza decennale, sale fino a sfiorare i 190pb salvo poi tornare in area 285pb, comunque sui massimi da inizio 2014. Sul fronte del mercato primario, in attesa che a mercati chiusi il Tesoro italiano comunichi i dettagli dell’emissione di BOT semestrali in calendario per lunedì prossimo, la Germania ha collocato in mattinata 2,5 miliardi di Bund decennali registrando un aumento del rendimento da 0,12% a 0,21%.

Sul fronte dei cambi, il buon dato sui beni durevoli USA unito alle attese di politiche fiscali espansive della nuova Amministrazione Trump spingono il dollaro ai massimi ad oltre 13 anni contro le principali valute. Forte movimento dell’euro/dollaro che scende a 1,0550 e del dollaro/yen che sale sopra 112. Nell’area delle risorse di base, l’OPEC sta cercando di raggiungere, nel meeting ufficiale del 30 novembre, un compromesso sulle modalità del taglio alla produzione, dopo l’accordo di massima siglato a fine settembre, coinvolgendo anche la Russia. Il petrolio appare debole in scia ai dubbi degli operatori circa l’entità e la capacità dell’OPEC di attuare il taglio e spingere al rialzo le quotazioni petrolifere.

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