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Titoli di Stato, BTP (Buoni del Tesoro Poliennali) e BTPei (Buoni del Tesoro Poliennali Indicizzati all’Inflazione Zona Euro)

I Bot (Buoni Ordinari del Tesoro) sono senza dubbio i titoli di Stato per eccellenza, certamente i più conosciuti dal grande pubblico e presenti massicciamente nei portafogli degli investitori. Però la necessità di finanziarsi ha spinto lo Stato ad inventarsi prodotti finanziari che, nel tempo, hanno integrato la presenza dei Bot e, soprattutto, hanno reso il mercato dei titoli di Stato un pò più appetibili ai palati degli investitori. Per cui, oltre che i Bot, lo Stato emette Ctz, Btp, Btpei, Cct e, da giugno scorso, i Ccteu.
Parliamo ora dei Btp e dei Btpei:

I BTP (Buoni del Tesoro Poliennali) sono titoli a medio-lungo termine e a tasso fisso. Hanno attualmente una durata di 3-5-10-15 e 30 anni. Gli interessi sono predeterminati e vengono corrisposti ogni sei mesi mediante lo stacco di cedole. I Btp sono ammessi d’ufficio, dal giorno successivo alla data di collocamento, alla quotazione ufficiale in Borsa, per cui sono titoli molto liquidi.

L’investitore che vorrà vendere o acquistare un Btp sul mercato secondario, disporrà quindi da subito di un prezzo di riferimento certo. Però esistono delle controindicazioni, perchè in caso di vendita potrebbe realizzare un prezzo inferiore a quello pagato, e quindi subire delle perdite del capitale investito.

Infatti i Btp, essendo titoli a tasso fisso, sono molto sensibili alle oscillazioni dei tassi, e per questo sono considerati titoli molto speculativi. La loro sensibilità produce oscillazioni dei prezzi che possono essere anche rilevanti. Se i tassi di interesse sul mercato tendono a salire e quindi a superare il tasso fisso dei vecchi Btp presenti sul mercato, questi ultimi perderanno di valore, perchè, così facendo, faranno aumentare il rendimento offerto, adeguandolo a quello che il mercato richiede.

Viceversa, quando sul mercato si verifica un calo dei tassi di interesse, i titoli a tasso fisso come i Btp, diventano titoli privilegiati, perchè conservano il loro tasso di interesse e nel contempo aumenta il loro prezzo – e di conseguenza il loro valore – e possono essere venduti sul mercato secondario ad un valore superiore al prezzo di collocamento. Le oscillazioni sono molto maggiori per i titoli a lunga scadenza, che sono pertanto più rischiosi e speculativi. Il rendimento si calcola dunque in base al tasso di interesse che è fissato dal Tesoro ed alla differenza fra prezzo di rimborso e prezzo di acquisto.

Il rendimento lordo delle ultime emissioni va dal 2,01% dei Btp a 3 anni al 5,08% dei Btp a 30 anni.

Dal 12 settembre 2003 gli investitori italiani hanno a disposizione un innovativo Btp indicizzato all’inflazione europea (BTPei). Si tratta di una variante dei classici Btp. Nati sulle lontanissime ceneri dei Ctr (Certificati a tasso reale), hanno una durata di 10-15 e 30 anni e garantiscono il rimborso del capitale nominale  indicizzandolo  alla crescita dei prezzi al consumo della zona euro. In pratica il capitale viene rivalutato ogni giorno e a scadenza l’ammontare rimborsato sarà superiore a 100 nel caso di inflazione in ascesa e uguale a 100 nel caso di deflazione.

La cedola è semestrale ed è calcolata sul capitale rivalutato. Ad esempio, se il capitale in emissione valeva 100 e l’inflazione al momento dello stacco della cedola è dell’1%, allora il capitale va rivalutato a 101. Di conseguenza la cedola che verrà pagata sarà per esempio, del 1,70% calcolata su 101 e non su 100.

I Btpei consentono di coprirsi dal rischio inflazione, però questa copertura è attualmente parziale. Infatti l’inflazione considerata è quella europea, che è inferiore a quella italiana. Gli investitori che punteranno su questi titoli devono pertanto tenere conto anche di questo.

Il rendimento lordo delle ultime emissioni va dal 2,72% dei Btpei a 10 anni al 2,78% dei Btpei a 30 anni.

Infine ricordiamo che, come tutti i titoli di Stato, i Btp sono soggetti ad una imposta sostitutiva del 12,5% calcolata sul valore delle cedole e sulla eventuale differenza tra prezzo di emissione e quello di rimborso (se è più elevato). Sono inoltre tassate con la stessa aliquota le plusvalenze realizzate sulla eventuale vendita dei titoli sul mercato secondario.

I titoli di Stato sono esenti dall’imposta di successione, reintrodotta con la legge finanziaria 2007, mentre sono soggetti all’imposta sulle donazioni.

Updated: 4 agosto 2014 — 16:27

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