Agenzie di rating, conflitto di interessi e inattendibilità. Polemiche e critiche contro Moody’s, Fitch Ratings e Standard & Poor’s

Il problema dell’attendibilità delle agenzie di rating è all’ordine del giorno. E non si parla solo di attendibilità, ma anche della loro incapacità, incompetenza e del fatto che sono al servizio di chi li paga, quindi in conflitto di interessi. Non fa neanche pù notizia sapere che l’ennesimo crack aveva goduto, fino a poco tempo prima, di giudizi positivi da parte di Moody’s, Fitch Ratings o Standard & Poor’s. Quello che stupisce è che l’economia e la finanza mondiale siano affidate in mano a società private, controllate da chi conduce le danze sui mercati e quindi ha particolari interessi, e che nessuno faccia nulla. E’ assurdo che economie intere debbano tremare ogni volta che questi signori, dietro i quali ci sono spesso grandi investitori o speculatori, aprono bocca.
Cosa succederà dopo la grande crisi della Grecia (che aveva rating “A”), il salvataggio in extremis dell’euro, la causa della Sec
(Securities and Exchange Commission – Commissione per i Titoli e gli Scambi,

l’ente governativo statunitense preposto alla vigilanza della borsa valori, analogo all’italiana Consob) contro Moody’s, accusata di frode, e la singolare decisione del 6 maggio scorso di comunicare la revisione dei rating dell’Italia e delle banche italiane a mercati aperti, facendo crollare alcuni titoli? Sarà la volta buona di una riforma o l’ennesima successione di crisi dopo la quale non accade più nulla?
Una riprova dell’esistenza di un vero e proprio commercio di rating si è avuta già nel 2004 quando Parmalat godeva dell’apprezzamento di tutte le agenzie prima del crack. Praticamente le agenzie ricevevano gli incarichi di consulenza anche grazie ai voti che promettevano di assegnare.
Da allora non è cambiato nulla.  La maggior fonte di finanziamento dei costosi studi che portano a valutare il rating, non sono le agenzie di stampa e la comunità finanziaria, ma le stesse società oggetto dell’indagine. In questi casi, è evidente un conflitto d’interessi. Anche quando sono in buona fede, Moody’s, Fitch Ratings e Standard & Poor’s fanno poco di più che formalizzare i dati ricevuti dalle società. Non c’è quindi valore aggiunto, manca il potere ispettivo e soprattutto la capacità di fare previsioni affidabili su ciò che accadrà. Si ragiona su numeri vecchi. I rating sono pessimi indicatori, non funzionano, sono incapaci di prevedere i fallimenti, come è già successo.
Cosa fare? Siccome tali incongruenze possono essere troncate solo dopo crisi straordinarie, forse adesso è il momento giusto per provvedere. La proposta di costituire un’agenzia europea di rating, controllata dagli Stati della UE (Unione Europea), potrebbe essere una soluzione al problema. L’agenzia avrebbe poteri ispettivi, l’assegnazione del rating sarebbe pubblica, non verrebbe pagata da chi è giudicato e non svolgerebbe consulenze.
Ma forse ancora tutto questo sarebbe insufficiente. Infatti oggi la finanza mondiale ha raggiunto dimensioni enormi ed è in mano a poche persone. Occorre quindi rifare le regole per avere più trasparenza e responsabilità. Ma sembra una cosa lunga e difficile, quasi astratta. L’unica certezza è che tutti ne paghiamo continuamente il prezzo.

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