Pensione. Il sistema di calcolo retributivo, quello contributivo ed il sistema misto o pro rata
Saranno in molti quelli che, finalmente arrivati alla pensione, si troveranno a prendere una cifra che sarà la metà o addirittura un quarto dell’ultimo stipendio. Per cui i giovani (ma anche i quarantenni) di oggi si dovranno adoperare per poter percepire, oltre che la pensione pubblica, anche una seconda pensione, costruita nel tempo con costanza e magari anche con sacrifici.
I più penalizzati sono soprattutto i giovani assunti dopo il 31 dicembre 1995. Per loro, infatti, la pensione non sarà più calcolata con il vecchio sistema di calcolo retributivo, ma con quello contributivo.
Vediamo la differenza fra i due sistemi.
Il sistema di calcolo retributivo è molto più favorevole, perchè si basa sulle retribuzioni degli ultimi anni di vita lavorativa, che di solito sono le più elevate. Questo sistema di calcolo, così come disposto dalla Riforma Dini, continua infatti ad essere applicato nei confronti dei
lavoratori che alla fine del 1995 avevano almeno 18 anni di versamenti.
Per chi, invece, non era in possesso di questi requisiti, il sistema di calcolo della pensione è quello contributivo, che prende in considerazione i contributi versati nel corso dell’intera vita lavorativa. In molti casi la pensione arriverà anche sotto il 50% dell’ultimo stipendio, un taglio davvero pesante se si considera che in passato, quando smettevano di lavorare, molti potevano contare su una pensione pari al 70-80% dell’ultimo stipendio.
C’è da dire che, per coloro che al 31 dicembre 1995 avevano una anzianità contributiva inferiore ai 18 anni di lavoro, la pensione viene calcolata in parte con il sistema retributivo ed in parte con il sistema contributivo. Si chiama sistema misto o pro rata. Quindi, se per esempio un lavoratore ha maturato al 31 dicembre 1995 15 anni di anzianità contributiva, la sua pensione sarà data dalla somma di due quote:
1) calcolata secondo il sistema retributivo per il periodo relativo ai contributi versati al 31 dicembre 1995;
2) calcolata secondo il sistema contributivo per il periodo relativo ai contributi versati dopo il 31 dicembre 1995.
Comunque, la pensione si baserà sugli ultimi stipendi della vita lavorativa e non a quelli precedenti al 31 dicembre 1995.
Insomma, chi vuole evitare un drastico ridimensionamento del proprio tenore di vita per il giorno in cui smetterà di lavorare, dovrà compensare, attraverso la previdenza complementare/integrativa, le basse pensioni che offrirà il sistema previdenziale pubblico.







Ormai bisogna rendersi conto che affidare il proprio futuro alla pensione è un atteggiamento assai rischioso.
Come dite giustamente voi, le cose sono cambiate e percepire la pensione oggi non è uguale a come si percepiva ieri e purtroppo sarà ancora diversa a come si percepirà domani: la speranza che migliori questa situazione è un’utopia, la realtà è tutt’altra cosa e noi viviamo nel mondo reale.
Quindi, volenti o nolenti, siamo in qualche modo costretti a costruirci noi stessi il nostro futuro, imparando almeno 1 tecnica alternativa d’investimento che andrà ad integrare la nostra pensione.
vorrei sapere se rientro nel sistema retribuitivo, visto che ho iniziato a lavorare nel settembre 1978, avevo 15 anni. Grazie
Ma….. per la gente non ha importanza prendere o non prendere la pensione, importante è che la prendano i parlamentari, anzi, che la rubino i parlamentari, finchè non finirà con una rivoluzione
Ciao Luca, se è così dovresti aver maturato, al 31 dicembre 1995, 17 anni e 3-4 mesi di contributi. Per cui rientri nel sistema misto (leggi sopra nel post come funziona).