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Mini bond Pmi, una sola emissione ed è già un flop

I mini bond riservati alle Pmi (Piccole e medie imprese) non hanno riscosso ancora alcun successo. Mercato illiquido e assenza di trasparenza

Il Governo ci ha provato con i mini bond (obbligazioni di piccolo taglio). Ma, a distanza di qualche mese, non sembra avere riscosso successo l’iniziativa inserita nel Decreto Sviluppo che ha rimosso alcuni ostacoli normativi per facilitare l’emissione di obbligazioni per le Pmi.

Cosa sono i mini bond?

Sono stati creati dal Governo Monti con Decreto Legge n.83 del 22 giugno 2012 per favorire le emissioni di obbligazioni da parte di piccole società non quotate. Borsa Italiana ha predisposto un segmento, riservato agli investitori istituzionali (banche e fondi d’investimento), l’ExtraMOT PRO, dove possono


essere inseriti i mini bond.
Le emissioni sono destinate agli investitori istituzionali e la loro finalità è quella di finanziare le attivita produttive delle piccole e medie imprese, in alternativa ai finanziamenti bancari.
Inoltre il Decreto ha sgravato le Pmi dall’obbligo di ritenuta sugli interessi del 20%, oltre che consentire loro la deducibilità degli interessi passivi.

Ma per il momento solo la torinese Caar Srl, attiva nell’indotto automobilistico, aerospaziale e ferroviario, ha emesso un bond da 3 milioni di euro a 5 anni, con un rendimento del 6,5%, coadiuvata da Banca Cherasco.

La ragione del flop sarebbe determinata dall’assenza di un mercato liquido. Essendo un mercato di tipo embrionale, esiste una domanda scarsa e un’offerta quasi inesistente, per cui chi acquista un bond di piccolo taglio (le emissioni vanno dai 2 ai 5 milioni di euro), si trova poi costretto a tenere l’obbligazione in pancia fino alla scadenza, non essendoci un mercato secondario per le contrattazioni.

Un altro fattore negativo è l’assenza di trasparenza sul merito creditizio dell’impresa emittente, visto che quasi nessuna delle imprese di piccola e media dimensione ha un rating certificato dalle Agenzie più note e ritenute credibili dal mercato, ossia Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch.

Nei giorni scorsi Banca MpS ha lanciato il primo fondo in Italia che investirà in mini bond. Altri istituti, come Intesa e Unicredit, si starebbero muovendo in tal senso. L’obiettivo è quello di alimentare la domanda e cercare così di sostenere il credito verso le piccole imprese, creando un mercato parallelo a quello tradizionale bancario. Solo l’aiuto degli investitori istituzionali potrebbe fare decollare un mercato ad oggi fermo.

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