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Investire sullo yen, tutto (o quasi) dipende dal dollaro

Lo yen, dopo aver compiuto una incursione in area 104 contro dollaro statunitense (e con un minimo a 104,64 USD/JPY), ha ritracciato questa notte in area 103 USD/JPY, complici i deludenti dati provenienti dall’economia cinese, che hanno mostrato un’ampia e inattesa contrazione delle esportazioni.

Ad ogni modo, non bisogna mai dimenticare come in questa situazione la determinante principale sia pur sempre l’azione della Federal Reserve, e la tendenza ribassista – fortemente ricercata dalle autorità giapponesi – non è pertanto compromessa. A impedire temporaneamente un calo più ampio stanno in parte contribuendo nuove dichiarazioni BoJ. Kuroda ha infatti dichiarato che la BoJ è disposta ad aumentare lo stimolo se necessario, ma ha precisato che per un’azione ulteriore deve essere chiaro che i benefici siano superiori ai costi. Nella stessa direzione è andato Harada, secondo il quale in questo momento non vi è necessità di aumentare lo stimolo.

A stimolare il trend e il sostegno allo yen è tuttavia soprattutto quel che sta accadendo negli Stati Uniti, dove oramai sembra essere quasi certo un ritocco al rialzo dei tassi di interesse di riferimento Fed nel corso della riunione di novembre o in quella di dicembre. La pubblicazione dei verbali FOMC ha infatti mostrato un’ampia presenza di quota del Comitato favorevole all’incremento dei tassi subito o entro la fine dell’anno, con un lieve rinvio (da settembre) che sembra pertanto essere stato generato principalmente dalla volontà di disporre di altri dati macro da esaminare con attenzione.

Ebbene, considerando che i dati macro economici finora pubblicati sono stati positivi (compreso quello, più rilevante, dell’employment report, che nonostante il rialzo marginale del tasso di disoccupazione ha offerto ben più di qualche spunto positivo) e che i prossimi dati in uscita dovrebbero essere piacevolmente sorprendenti, tutto lascia presagire che la Federal Reserve sarà pronta ad alzare i tassi già nel corso della prossima riunione.

A quel punto occorrerà comprendere quale possa essere la convenienza politica di un simile atteggiamento di scelta. Bisogna infatti pur sempre ricordare come il FOMC di novembre cada pochi giorni prima dell’evento principale (mondiale), rappresentato dalle elezioni presidenziali USA. Di solito, nella sua storia il FOMC ha preferito non sovrapporre eventi produttivi di potenziali scossoni sui mercati finanziari, e anche questa volta potrebbe assumere l’opportuna decisione di sospendere ancora il rialzo tassi a novembre, e spingerlo verso dicembre…

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