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Investire in BTp, cosa cambia nel 2013 nei portafogli degli investitori

La convenienza di investire in BTp con scadenze a dieci anni e oltre, piuttosto che in titoli di Stato a breve e medio termine

Cambiamento di strategie in vista per i risparmiatori. Continua ad essere conveniente investire in BTp, ma, visto lo scenario che si presenta nel 2013, sarebbe più opportuno puntare su scadenze almeno di dieci anni. Vediamo perchè.

Con l’ultimo collocamento di BTp a 5 e 10 anni dello scorso 28 dicembre, il Tesoro ha completato il suo piano di rifinanziamento del debito pubblico del 2012, per un ammontare complessivo di emissioni lorde per 470 miliardi di euro. Saranno 60 miliardi in meno nel 2013, grazie ai 40 miliardi di debito in meno in scadenza ed ai 20 miliardi di minore disavanzo fiscale, sebbene l’Italia resti al primo posto nell’Eurozona per debito da rifinanziare.

Ma è anche la composizione percentuale dello stock del nostro debito che

dovrebbe essere destinata a mutare. Se nel 2012 sono stati emessi BoT per complessivi 238 miliardi, pari a 19 miliardi di emissioni nette e circa il 24,2% del debito complessivo sul mercato (quasi la metà di tutte le emissioni del 2012), già dall’anno prossimo il Tesoro dovrebbe ridurre la loro quota, specie se le tensioni sul mercato continueranno a placarsi e le elezioni politiche porteranno ad un risultato di governabilità.

L’obiettivo del Governo è di allungare la vita media del debito residuo, scesa dai 7,2 anni del 2010 ai 6,49 anni di quest’anno. Per questo, sarebbero in programma maggiori emissioni di titoli con scadenza dai dieci anni e oltre, il cui ammontare è sceso dall’11% medio dei collocamenti tra il 2008 e il 2011 al 2% di quelli del 2012. I titoli a dieci anni emessi quest’anno sono stati stabili al 21% dell’ammontare collocato, mentre sono cresciute le percentuali dei titoli di media durata, come i quinquennali, passati da una media del 19% del quadriennio 2008-2011 al 21%, ed i BTp a 2-3 anni, cresciuti dal 33% al 39%.

La riduzione delle emissioni di lunga durata è stata dovuta alla necessità dello Stato di contenere il costo di rifinanziamento del debito pubblico, dato che investire in BTp a 15 anni rendeva nel novembre 2011 intorno al 7,6%, quando oggi  i tassi si aggirano sul 5%. Gli stessi decennali, il cui rendimento è stato in lievissimo rialzo all’asta di venerdì scorso, si attestano in zona 4,45-4,50%, ma potrebbero apprezzarsi nel corso del 2013, fino a rendere intorno al 4%.

Nel portafoglio degli investitori ci saranno, quindi, meno BoT e più BTp con scadenze a dieci anni e oltre. Venendo meno il rischio di solidità delle nostre finanze, questo dovrebbe consentire anche al piccolo risparmiatore di investire in BTp riposizionandosi sul tratto più lungo della curva delle scadenze, con la possibilità di lucrare un rendimento più alto.
D’altronde, se il rischio sembra sgonfiarsi, non si capisce perché puntare su titoli ad un anno al rendimento medio lordo dell’1,4-1,5%, abbondantemente sotto il tasso di inflazione, quando si potrebbe investire in BTp a rendimenti doppi dell’inflazione, come i decennali o i BTp a quindici e trenta anni, questi ultimi entrambi al 5%.

Segue seconda parte

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