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Differenza tra pic e pac – piano di accumulo o di investimento. (Seconda parte di tre)

(Segue da prima parte)

Il momento di ingresso (market timing) in un investimento è sempre molto importante. Pensiamo, ad esempio, ai minimi delle borse internazionali di marzo dell’anno scorso. Una di quelle straordinarie opportunità per ottenere una performance eccezionale in poco tempo, ma lo possiamo affermare con il senno di poi. In quei giorni, però, soltanto in pochi avrebbero investito (o spostato capitali dal reddito fisso) nelle azioni. Al contrario sono molti che, nei momenti di euforia, entrano in Borsa per poi uscirne quando invece crolla, realizzando perdite anche ingenti.

La domanda sorge spontanea: se si deve investire un capitale nel lungo termine ed il profilo di rischio è alto, qual è la strada migliore? Investire tutto subito in un fondo o in un Etf  azionari (pic – piano di investimento di capitale) o farlo a rate (pac – piano di accumulo di capitale), mantenendo liquida la parte rimanente? E’ difficile dare una risposta, anche perchè il futuro non è prevedibile. Però possiamo fare delle considerazioni per cercare di capire quali sono i rischi e le opportunità.

Chiariamo subito che la differenza tra pic e pac non sta nella convenienza del rendimento nel tempo. Più semplicemente i due modi di investire soddisfano esigenze diverse. Il pic, quella di investire un capitale in un certo arco temporale, il pac, quella di investire un capitale in formazione, cioè investire parte dei risparmi che si formano ogni mese.
E’ certo che investire in unica soluzione in un fondo o in un Etf  azionari comporta sempre dei rischi, cioè quello di investire a prezzi alti e di dover aspettare a lungo prima di rivedere gli stessi prezzi. E siccome, come dicevamo più sopra, in generale si entra in Borsa quando le cose vanno bene, il rischio è notevole.

Da questo punto di vista il pac si dimostra una formula vincente, perchè, anche se si entra a prezzi alti e successivamente la Borsa crolla, i versamenti successivi ai primi saranno effettuati a prezzi molto più convenienti. Permettono quindi di comprare più quote del fondo o dell’Etf quando il loro prezzo è basso. Attenzione però ad un errore molto grave, cioè quello di sospendere i versamenti per riattivarli quando il peggio è passato. Se i mercati scendono, si creano delle opportunità per aumentare l’investimento, perchè solo così facendo, e non ci stanchiamo di ripeterlo, si possono accumulare quote a prezzi bassi.

Anche l’orizzonte temporale deve essere rispettato, perchè se apriamo un pac per 10 anni e dopo 2 o 3 lo chiudiamo (magari per paura, dopo un crollo) nessuno può garantire la buona riuscita dell’investimento. Il discorso cambia nel momento in cui si ha un impellente bisogno di disinvestire per motivi di liquidità, si prende quello che c’è (il rendimento potrebbe comunque essere anche positivo).

Per concludere, per convinzione personale, ma anche da un punto di vista oggettivo, possiamo affermare che i pac sono strumenti formidabili per una buona pianificazione finanziaria, perchè consentono di investire in Borsa in modo intelligente, con una percentuale di rischio contenuta. Il pac offre l’opportunità di accumulare risparmio per la formazione di un capitale, investendo la quota mensile di denaro che si riesce a sottrarre ai consumi, che altrimenti finirebbero in un arido conto corrente.
Consigliamo a chi vuole aprire un pac, di farlo con i fondi o gli Etf azionari. Infatti, tanto più un investimento è volatile, tanto maggiori sono le potenzialità di performance nel lungo termine.

(Segue terza parte)

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