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Euro Dollaro in ribasso aspettando il QE di Draghi

L’euro dollaro ieri sera ha stornato sotto quota 1,0750, lontano dal massimo di giornata sopra 1,0780 mentre la valuta unica resta stabile su yen in area 122,50. Come intuibile, l’attenzione degli analisti rimane concentrata principalmente sulle decisioni della Banca Centrale Europea di domani: se Draghi, come da attese, amplierà il quantitative easing attualmente in scadenza per marzo 2017, l’euro dovrebbe deprezzarsi rientrando verso 1,05 e confermando uno scenario di debolezza per la moneta europea e di rinnovata forza per il dollaro, in vista del rialzo tassi della Federal Reserve nel corso del prossimo meeting FOMC del 14 dicembre.

Per quanto concerne le materie prime, le commodity virano in negativo in serata, confermando peraltro gli stessi temi sul comparto petrolifero. WTI e Brent appaiono in lieve calo dopo le buone spinte degli ultimi giorni, mentre la produzione petrolifera OPEC, a novembre, ha registrato un altro massimo storico, salendo a 34,19 milioni di barili al giorno da 33,82 milioni di barili al giorno di ottobre. L’aumento effettivo della produzione da parte dei paesi OPEC e della Russia è un evidente comportamento opportunistico in vista dei tagli previsti dall’accordo della scorsa settimana che, ricordiamo, entrerà in vigore solamente il 1 gennaio 2017: l’incontro di Vienna del 10 dicembre fra l’OPEC e i produttori non-OPEC (Russia in testa) dovrebbe ratificare il taglio di 600.000 barili che andrà a sommarsi alla riduzione di 1,2 milioni decisa dal Cartello.

Per quanto riguarda invece l’azionario, registriamo una nuova seduta in rialzo per i listini europei, con i periferici che hanno mostrato maggiore forza relativa in scia alle ricoperture sui titoli bancari. Ibex e FTSEMIB registrano buone variazioni positive, in un contesto in cui crescono le attese per la riunione della BCE di giovedì, che ha subito oscurato gli effetti dell’esito del referendum italiano, peraltro già in gran parte incorporato nei prezzi di mercato. A livello settoriale europeo, le migliori performance sono registrate dai Bancari e dalle Utility, con queste ultime trainate in particolare dagli acquisti sui titoli tedeschi. In questo caso, la Corte Costituzionale in Germania ha infatti definito incostituzionali alcune parti della normativa del Governo tedesco circa l’uscita dal nucleare: la decisione aprirebbe così la strada a possibili richieste di risarcimento per i costi subiti in questi ultimi anni.

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