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Comprare azioni, come stabilire se il prezzo è conveniente (Terza e ultima parte)

(Segue da seconda parte)

Comprare azioni, il rapporto prezzo/utili indica se una società è sopravvalutata o sottovalutata

Comprare azioni, ma a che prezzo? Le azioni hanno un prezzo reale, detto anche effettivo (risultante dal patrimonio della società), e un prezzo di mercato, detto anche di Borsa (determinato dall’incontro della domanda e dell’offerta). Quasi sempre questi duei valori, che teoricamente dovrebbero coincidere, in effetti sono diversi tra di loro in quanto i giudizi degli operatori sono influenzati dalle previsioni sugli utili che la società potrà avere in futuro. Inoltre sono determinanti sul prezzo di Borsa anche fattori esterni, come l’andamento del settore dove la società opera e dell’economia in generale, la situazione politica, i rumors, la speculazione, ecc.

E’ proprio per comprare azioni e valutare se un titolo è sopravvalutato o sottovalutato sono stati elaborati i multipli di mercato o di Borsa, che, come abbiamo visto, sono degli indicatori molto usati dagli operatori, ma di grande importanza anche per il risparmiatore che vuole comprare azioni.
Gli indicatori consentono di valutare finanziariamente una società attraverso il

rapporto tra prezzo di mercato e alcune voci di bilancio. Sono applicati in particolare nell’analisi fondamentale e vengono confrontati con altre società quotate simili alla società da valutare. In questo modo è possibile fare una stima del fair value (giusto prezzo) delle azioni delle società.

I multipli di Borsa sono diversi, per cui ci limiteremo a parlare di un indicatore tra i più importanti, maggiormente utilizzato e di facile immediatezza soprattutto per l’investitore che vuole comprare azioni: il P/E.
Il rapporto prezzo/utili (P/E – price/earnings ratio) è l’indicatore più usato e si basa sul rapporto fra il prezzo corrente e l’utile atteso per ogni azione. Il rapporto fra questi due valori esprime il numero di anni che occorrono per recuperare, attraverso gli utili, il prezzo pagato per comprare azioni. Se per esempio il rapporto è pari a 20, significa che ci vorrano 20 anni di quegli utili per recuperare il capitale investito nell’acquisto dell’azione.

Fino a 15 il valore è considerato normale, se è superiore significa che il titolo è sopravvalutato e non è consigliabile comprarlo. Valori più bassi (intorno a 8-9) indicano azioni sottovalutate dal mercato, per cui potrebbero ottenere buoni rialzi. Quindi maggiore è il P/E, maggiore è il grado di sopravvalutazione del titolo, se il P/E è basso significa che l’azione è meno “cara” e quindi suscettibile di apprezzamento.

Tuttavia l’ampiezza o meno del P/E è rapportata anche a seconda dei settori: nel settore dell’alta tecnologia, per esempio, che nei momenti di espansione dell’economia è a forte crescita attesa degli utili, il P/E può arrivare anche a 100 e dà comunque segnali di acquisto.
Il rapporto prezzo/utili è riportato giornalmente nei principali giornali finanziari come, ad esempio, Il Sole 24Ore dove è indicato con la sigla p/u.

Chiaramente il solo P/E non è sufficiente per capire se una società sia sopravvalutata o sottovalutata. Sono disponili per questo, per gli analisti finanziari, altri strumenti che studiano i bilanci delle società e che danno dunque una visione più completa.
Per questo motivo, per i risparmiatori meno preparati, è consigliabile affidarsi ad un buon consulente indipendente prima di comprare azioni.

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