Archivi per la categoria ‘TITOLI DI STATO’
Imposta di bollo titoli sugli strumenti finanziari e scure fiscale sugli immobili. La manovra Monti “Salva Italia” colpisce duro
Un settore tra i più colpiti dalla scure fiscale della manovra di Mario Monti, detta “Salva Italia”, è senz’altro quello degli immobili. La reintroduzione dell’Ici sulla prima casa (che si chiamerà Imu) e l’inasprimento della tassazione sulle seconde case, nonchè la rivalutazione della rendita catastale, causerà di conseguenza il venir meno della convenienza dell’investimento negli immobili. A tutto questo è da aggiungere il nuovo tributo su rifiuti e servizi che entrerà in vigore dal 2013 e che sostituirà la Tarsu. E’ chiaro che tutti questi interventi peseranno non poco sui proprietari di case, utilizzate come abitazione, e su chi ha investito in immobili per ottenere un rendimento.
Per quanto riguarda gli investimenti finanziari, cambia totalmente, dopo cinque mesi di vita, il complesso bollo a scaglioni sul deposito titoli varato con la manovra di luglio scorso dal Governo precedente. Verrà sostituito da un nuovo sistema di tassazione che prevede, dal 1 gennaio 2012, un’imposta di bollo dello 0,10% (lo 0,15% dal 2013) che sarà applicata sul Leggi il resto di questo articolo »
Titoli di Stato, tutti consigliano di comprare Btp a breve termine. Cosa succede invece se compriamo un Btp a lungo termine?
La situazione di tensione per i timori sulla tenuta del debito pubblico del nostro Paese ha avuto come conseguenza l’aumento dello spread tra bund tedeschi e Btp decennali, arrivato a toccare addirittura i 600 punti base (ieri ha registrato 454 punti). I rendimenti dei Btp arrivano anche al 7% circa e sono i più alti in Europa, ad esclusione di quelli della Grecia.
Cosa significa tutto questo? Vuol dire che il mercato teme un default dello Stato italiano, e la conseguenza è che i prezzi dei Btp si sono abbassati in previsione di un rimborso del capitale ai risparmiatori.
Cosa succederebbe in caso di fallimento dell’Italia? Quando fallisce uno Stato, questi si trova nella condizione di dover rimborsare i propri debiti (i titoli di Stato emessi) ai risparmiatori. L’entità dei rimborsi è una incognita. E’ chiaro che non verrà restituito tutto il capitale investito dai risparmiatori, ma una parte di esso. L’Argentina, per esempio, rimborsò soltanto il 30% del valore nominale delle sue obbligazioni, ma ci sono state nazioni andate in Leggi il resto di questo articolo »
Btp-day, scambi record raddoppiati nella giornata istituita per comprare Titoli di Stato senza commissioni bancarie. Prossimo appuntamento 12 dicembre
E’ andata molto bene, oltre le previsioni. Il Btp-day del 28 novembre scorso, la giornata istituita dall’Abi (Associazione bancaria italiana), si è rivelato un grosso successo presso i risparmiatori e le imprese italiane (esclusi gli investitori istituzionali), i quali hanno comprato Bot e Btp, senza pagare commissioni bancarie, determinando così scambi raddoppiati rispetto alle normali contrattazioni.
Il Mot, il Mercato dei titoli di Stato e delle obbligazioni, ha registrato il record storico degli scambi in una singola giornata con circa 87mila contratti per un controvalore di circa 2 miliardi e 800 milioni di euro. Di questi, 81mila contratti e 2.600 milioni di euro sono stati scambiati sui titoli di Stato. Gli acquisti si sono concentrati soprattutto sui Bot con scadenza 31 maggio 2012 e sui Btp scadenti agosto 2013. A tutto questo si è aggiunta una seduta di Borsa scoppiettante con gli indici europei in forte ascesa (Milano ha registrato un aumento del 4,6%).
Gli acquisti hanno riguardato i titoli in circolazione, quelli trattati sul Leggi il resto di questo articolo »
Investire in Bot, Buoni fruttiferi postali e conti di deposito bancari: rischi in caso di default dello Stato italiano. (Seconda e ultima parte)
Dunque, c’è da fidarsi dello Stato italiano e dei Bot che emette? Per i risparmiatori il problema sta nella fiducia che l’Italia possa essere solvibile, cioè che sia in grado di rimborsare a scadenza i debiti contratti con coloro che hanno acquistato titoli di Stato.
Il tasso, indubbiamente, non si discute: ottenere un rendimento del 5% annuo (al netto di tasse e commissioni) per investire il denaro a breve termine, è molto allettante. Per cui il dubbio è il grado di rischio che si corre nel comprare titoli di Stato, ed è difficile da valutare. A questo proposito può essere utile fare un confronto fra i rischi di un Bot e quelli di prodotti simili, come i Buoni fruttiferi postali e i conti di deposito bancari.
I Buoni fruttiferi postali sono garantiti dall’azionista di maggioranza di Leggi il resto di questo articolo »
I Bot meglio dei conti di deposito e di altri prodotti di liquidità. Le banche saranno costrette ad emettere nuovi strumenti finanziari a tassi più competitivi. (Prima parte di due)
La crisi finanziaria di questi giorni ha avuto come conseguenza l’innalzamento del rendimento dei titoli di Stato. I Bot a 6 mesi hanno raggiunto rendimenti del 6,5% (il 5,32% al netto delle tasse e delle commissioni di acquisto).
Nessuno degli strumenti di liquidità a 6 mesi riesce a competere in questo momento con il rendimento offerto dai Bot: i Buoni fruttiferi postali (1,90% lordo – 1,66% netto), i pronti contro termine (3% – 2,40%) e soprattutto i conti di deposito. Questi ultimi, molto pubblicizzati (e apprezzati dai risparmiatori) negli ultimi tempi, offrono un tasso massimo, sempre a 6 mesi, del 4% (il 3,20% al netto dell’aliquota fiscale del 20% in vigore dal 1 gennaio prossimo).
E’ chiaro che, per calcolare il rendimento reale dei Bot, occorre considerare anche il bollo sul deposito titoli e quello del conto corrente, ma, a conti fatti, la differenza di Leggi il resto di questo articolo »
Lo spread, la crisi finanziaria e il debito pubblico, l’Italia ce la farà?
La parola che circola in modo ossessionante tutti i giorni e tutte le ore in questo periodo è “spread”. E’ una parola che sta preoccupando e quasi terrorizzando gli italiani. Perchè?
“Spread” significa, nel nostro caso, “ampiezza” o “differenza”: è il differenziale tra il tasso dei titoli di Stato tedeschi (bund) e quello dei nostri Btp decennali. E’ praticamente un parametro, un termometro. Più è alto lo spread, più i tassi dei titoli di Stato italiani si innalzano, rendendo così più oneroso il costo che l’Italia deve sopportare per remunerare il suo enorme debito pubblico. Significa, in poche parole, che lo Stato italiano deve pagare alti interessi a chi investe in Bot, Btp, Cct e Ctz.
Di sicuro per i risparmiatori è una buona opportunità per impiegare il denaro a condizioni vantaggiose, ma nello stesso tempo diventa un problema, perchè lo Stato deve in qualche modo trovare le risorse necessarie per coprire il notevole esborso degli interessi sul suo debito.
Il tutto si ripercuote sul costo del denaro per le famiglie, che dovranno affrontare dei sacrifici per pagare più tasse o pù interessi per ricorrere ai finanziamenti, e per le imprese che perdono competitività a causa anche dell’aumento conseguenziale dei tassi bancari.
Altro fattore negativo è la crisi di fiducia nei confronti dell’Italia da parte Leggi il resto di questo articolo »
Crisi finanziaria e titoli di Stato. I rendimenti attuali che offrono Bot, Ctz, Btp e Cct sono occasioni da non perdere. (Seconda e ultima parte)
Come abbiamo già affermato in un articolo recente – volendo dare fiducia all’Italia – attualmente i titoli di Stato offrono ottime opportunità di rendimento, grazie anche al crollo dei prezzi.
Se il risparmiatore vuole rimanere liquido sono senz’altro da preferire i Bot (Buoni ordinari del Tesoro) a 3, 6 e 12 mesi. I Bot sono titoli senza cedola, facilmente liquidabili in qualsiasi momento senza perdite di capitale o di interessi (questi ultimi chiaramente in caso di rimborso anticipato subiscono una leggera diminuzione in relazione all’avvicinarsi della scadenza). L’ultima asta (10 novembre scorso) dei Bot ad un anno ha registrato un rendimento del 6,08%, contro il 3,57% di ottobre, il più alto dall’introduzione Leggi il resto di questo articolo »
Crisi finanziaria e titoli di Stato. Investire in titoli del debito pubblico per fermare la speculazione e realizzare ottimi rendimenti. (Prima parte di due)
I titoli di Stato sono i protagonisti della crisi finanziaria che sta attanagliando il nostro Paese. I risparmiatori si stanno chiedendo se l’Italia sia ad un passo dal default o se invece possa farcela a risanare i suoi conti. In poche parole, andare in default significa fallire, per cui, se l’Italia fallisse, i soldi che i risparmiatori hanno prestato allo Stato non verrebbero restituiti o restituiti in parte e chissà dopo quanto tempo.
Questa paura, assieme con la speculazione e altri fattori economico-politici, è la causa della violenta impennata dello spread (differenziale di rendimento tra Bund tedeschi e Btp a dieci anni): venerdi si è attestato a 456 punti base, dal massimo storico di mercoledi scorso quando aveva segnato 575 punti (il conferimento dell’incarico di Primo Ministro all’economista Mario Monti ha attenuato le tensioni sull’Italia).
La conseguenza è stata l’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato: venerdi il rendimento Leggi il resto di questo articolo »
Come investire i risparmi oggi, le possibili soluzioni per investimenti prudenti e liquidi
Oggi tutti si domandano come investire i risparmi in un momento come quello attuale. Borse che crollano, debito pubblico alle stelle, spread – differenziale tra Bund tedeschi e Btp a dieci anni – che ha raggiunto record impensabili e pericolosi (460 punti), Italia a rischio e osservata speciale sull’attuazione delle misure di risanamento e riforme da parte del Fondo Monetario Internazionale e dall’Europa, pericolo di default della Grecia, tasse che aumentano, inflazione che ha raggiunto il 3,5%. Tutti questi fattori hanno fatto crollare la fiducia, e molte certezze dei piccoli e grandi risparmiatori italiani sono venute meno.
Non è facile dare consigli, soprattutto in questo momento. Tentiamo comunque di fare ordine e di analizzare, in base ai possibili scenari futuri, le possibili soluzioni per investire i risparmi tenendo conto dei rischi e delle opportunità che offre il mercato.
Il problema attuale di fondo è quello della fiducia o meno che abbiamo dell’Italia. Se pensiamo che il nostro Paese non vada in default, cioè che non possa fallire, una grossa Leggi il resto di questo articolo »
Obbligazioni indicizzate all’inflazione (inflation linked bond): Buoni Fruttiferi Postali (BFP), Corporate Bonds e Risparmio Gestito. (Quinta e ultima parte)
> Buoni Fruttiferi Postali (BFP) “Indicizzati all’Inflazione Italiana”. Oltre ai titoli di Stato agganciati al costo del denaro, c’è l’alternativa dei Buoni Fruttiferi Postali indicizzati. Il rischio di investire nei Btp€i o nei Bfp è identico, perchè sono garantiti dallo Stato e, dunque dipendono dalla solidità dello Stato italiano. Conviene investire in uno o nell’altro strumento?
Diciamo che i Buoni fruttiferi postali non hanno spese di emissione, di custodia e rinnovo, a differenza dei titoli di Stato che, oltre a queste spese, sono soggetti anche al costo del deposito titoli. Inoltre la durata prevista è di dieci anni, al contrario del Btp€i (Buoni del Tesoro poliennali inflation linked) che può arrivare anche a 30 anni. In caso di rimborso anticipato i Buoni fruttiferi sono esenti da rischi di perdita (dopo 18 mesi Leggi il resto di questo articolo »







