Archivi per la categoria ‘FONDI PENSIONE E TFR’

Fondi pensioni, ottimi rendimenti nel 2012 ma adesioni molto basse

I Fondi pensioni hanno resistito alla crisi dei BTp realizzando nel 2012 rendimenti anche a due cifre. Ma in Italia adesioni le più basse d’Europa

Il calo dello spread ha favorito, in termini di rendimento generato dall’incremento dei prezzi, le gestioni contenenti titoli di Stato. Tra questi ne hanno beneficiato i Fondi pensioni che in portafoglio detengono principalmente BTp.

Nel 2012 i comparti della Previdenza complementare hanno realizzato performance di tutto rispetto. I Fondi pensioni aperti hanno ottenuto un rendimento medio dell’8,5%, i Fondi pensioni chiusi (o negoziali) e i Fondi previdenziali (Pip – Piani individuali pensionistici) l’8%. Un ottimo risultato rispetto al Tfr (Trattamento fine rapporto) che ha reso intorno al 3%.

Ma un anno eccezionale è risultato soprattutto per i Fondi pensioni aperti con linee garantite, i migliori dei quali hanno messo a segno rendimenti vicini al 30%. Chi ha reso di più nel 2012 è stato Leggi il resto di questo articolo »

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Rendimenti Fondi pensione risultano migliori di quelli del TFR

Oltre ai positivi rendimenti Fondi pensione, nel 2012 crescono anche gli aderenti ai Fondi medesimi

Quest’anno, al 30 settembre, risultano iscritti ai Fondi pensione 5.758.759 lavoratori italiani, il 4% in più di fine 2011. Ma il dato positivo è che i Fondi pensione hanno registrato rendimenti nel periodo del 6,2%; meglio hanno fatto i Fondi aperti (7,4%) e i Pip (8,1%). Nello stesso periodo, il Tfr (Trattamento di fine rapporto) si è rivalutato del 3%.
Ma la Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione) ha messo in luce anche un altro dato, cioè che nel triennio 2009/2011, i Fondi pensione hanno svolto un ruolo (improprio) di ammortizzatore sociale. Questo è dovuto al fatto che con la crisi molti lavoratori hanno perso il posto e hanno chiesto il riscatto anticipato della posizione, avendone i requisiti.

Fondi pensione e Tfr: a quale dei due aderire? La risposta a cui sono sempre più Leggi il resto di questo articolo »

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Fondi Pensione, gli organi di controllo e vigilanza

Sono diversi gli organi di controllo e vigilanza sull’attività svolta dai fondi pensione. Questi hanno lo scopo di tutelare i risparmi degli investitori e garantire che la loro gestione si svolga in maniera corretta e trasparente. Facciamo un breve elenco.

In cima alla piramide troviamo la supervisione generale del Ministero del Lavoro che, insieme con il Ministero dell’Economia, emana le direttive generali in materia di controllo e vigilanza. Subito dopo troviamo la COVIP (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione), che dal 2007 controlla tutte le forme previdenziali presenti nel nostro Paese, sempre in materia di trasparenza e correttezza dei comportamenti, anche per ciò che riguarda le modalità delle offerte.
Troviamo poi la Banca d’Italia, l’Isvap (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private) e la Consob (Commissione nazionale per le società e la Borsa), i quali effettuano controlli sulla stabilità e sulla regolarità delle operazioni fatte dai fondi pensione. Inoltre, entro il Leggi il resto di questo articolo »

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Fondi Pensione, la scelta finale tra rendita e capitale. La reversibilità

Raggiunta l’età pensionabile e maturati i requisiti, chi ha aderito ai fondi pensione ha diritto a delle prestazioni. Il capitale maturato viene infatti convertito in una rendita vitalizia o, in alternativa, è possibile trasformarlo in pensione per il 50% e riscattare subito la restante metà in unica soluzione. E’ senz’altro una regola molto rigida, visto che i soldi sono del lavoratore e che quindi dovrebbe avere il diritto di disporne come vuole.
Esiste però un’eccezione: se la rendita vitalizia che matura con la conversione di almeno il 70% del capitale risulta inferiore alla metà dell’assegno sociale Inps (cioè inferiore a 2.674,94 euro annui), il capitale maturato nei fondi pensione può essere riscattato subito per intero.

Pe quanto riguarda la rendita, il lavoratore che ha maturato i requisiti per ottenere la pensione, ha la possibiltà di optare, in base alle sue preferenze ed esigenze, per una delle tre tipologie:

> Rendita vitalizia senza reversibilità. Il lavoratore è l’unico beneficiario. Alla sua Leggi il resto di questo articolo »

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Previdenza complementare e Fondi Pensione, è possibile conoscere oggi la pensione che maturerà con il fondo? La COVIP

Come abbiamo già detto in precedenza, l’ammontare della rendita integrativa maturata con i fondi pensione dipende dall’andamento dei mercati finanziari, ma non solo. E’ possibile fare una stima su quella che sarà la futura pensione grazie ad una iniziativa promossa dalla COVIP (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione), che ha imposto ai gestori della previdenza complementare di inviare ai contribuenti una informativa in questo senso.

Infatti, ogni anno la COVIP invia per posta agli aderenti, entro il 31 marzo, il “Prospetto esemplificativo personalizzato” dove vengono riepilogati tutti i versamenti del lavoratore ed il capitale maturato. Inoltre nella parte finale del documento è riportata una stima della rendita che otterrà al momento della pensione, sempre che continui Leggi il resto di questo articolo »

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Fondi pensione, come trovare il fondo migliore

Una volta compreso il funzionamento dei fondi pensione, il passo successivo è quello di trovare il fondo migliore tra quelli disponibili sul mercato. E’ difficile dare una risposta al quesito, perchè i fondi pensione venduti in Italia sono centinaia, ognuno con caratteristiche diverse.

Il primo fattore da considerare è senza dubbio l’Isc (Indicatore sintetico di costo)*, un coefficiente espresso in percentuale, che indica l’incidenza delle voci di spesa di ogni prodotto finanziario. Sulle quote versate dai lavoratori nei fondi pensione e nei Pip (Piani individuali pensionistici) le società di gestione trattengono delle commissioni, che di solito vanno dallo 0,2% al 5%. Sembrerebbero pochi punti percentuali, ma, nel lungo periodo, possono influire sull’ammontare della pensione. Secondo alcune stime, infatti, una differenza di appenna l’1% nelle commissioni di gestione, incide per ben il 20% sull’importo della Leggi il resto di questo articolo »

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Previdenza complementare e Fondi pensione, il programma di investimento automatico Lifecycle

Per coloro che scelgono i fondi pensione (sia dipendenti che autonomi) è importante valutare bene la linea di investimento più adatta a soddisfare le proprie  esigenze. Come già ricordato, infatti, i prodotti della previdenza complementare investono il capitale su diversi mercati (azionario, obbligazionario e quant’altro) e quindi la scelta degli aderenti tiene conto di variabili come età e propensione al rischio, ed anche da una certa conoscenza degli strumenti finanziari (vedi articolo correlato).

Coloro che sono poco informati di mercati e prodotti finanziari e che non seguono attivamente il proprio risparmio previdenziale, possono ricorrere ad un valido consulente finanziario che potrebbe aiutarli anche a capire il funzionamento del programma di investimento automatico Lifecycle, il quale adatta le caratteristiche previdenziali del lavoratore alle scelte di investimento del fondo pensione in base agli anni mancanti al pensionamento.
Si tratta di un “pilota automatico” che guida l’investimento di chi aderisce durante la sua vita previdenziale fino alla pensione (ciclo della vita). Di programmi lifecycle ce ne sono Leggi il resto di questo articolo »

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Previdenza complementare e Fondi Pensione. Trasferimento quote fondo, anticipazioni e riscatti

Chi sceglie di aderire alla previdenza complementare non è obbligato a mantenere lo stesso fondo fino alla data del pensionamento. Infatti il contribuente può decidere il trasferimento delle quote da un fondo ad un altro. Questa scelta può avvenire, per esempio, quando il lavoratore non è del tutto soddisfatto del prodotto previdenziale sottoscritto in precedenza.
Il trasferimento delle quote, però, può essere effettuato soltanto dopo un minimo di due anni di permanenza presso il fondo pensione che si vuole abbandonare. Oppure, in qualsiasi momento, anche prima del periodo minimo di permanenza, nel caso che:
> Il lavoratore perda i requisiti di partecipazione al fondo negoziale o ad adesione collettiva a cui aderisce. E’ il caso, per esempio, di un lavoratore dipendente che cambia lavoro diventando autonomo.
> Il fondo venga sciolto per liquidazione.
In queste eventualità, il trasferimento delle quote da un fondo all’altro avviene senza problemi e senza costi. In tutti i casi, comunque, il trasferimento è esentasse e permette di mantenere la propria anzianità contributiva.

Come per il Tfr, anche i fondi pensione permettono anticipazioni sulle Leggi il resto di questo articolo »

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Previdenza complementare e Fondi Pensione, tassazione più favorevole rispetto al TFR (Trattamento di Fine Rapporto)

Abbiamo già visto che i sottoscrittori dei Fondi Pensione usufruiscono di un beneficio fiscale, per via della deducibilità dei versamenti, fino ad un massimo di 5.164,57 euro all’anno. Per i lavoratori dipendenti la quota deducibile è riferita ai contributi da lui versati ed a quelli eventualmente versati dal datore di lavoro.
Chi aderisce alla previdenza complementare, dunque, ottiene un risparmio sulle tasse da pagare, che varia a seconda dell’aliquota fiscale di ogni contribuente.
Facciamo un esempio. Supponiamo che un lavoratore versi ogni mese 100 euro ai fondi pensione (1.200 euro annui) e paghi in media il 23% di tasse (aliquota Irpef più bassa) sul proprio reddito. Quando presenta la dichiarazione fiscale, può sottrarre i 1.200 euro dal reddito imponibile, pagando in questo modo 276 euro in meno di tasse (il 23% di 1.200). Se la sua aliquota fosse del 30% pagherebbe ancora meno tasse (il 30% di 1.200 = 360 euro).

Il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) non è invece deducibile.

I fondi pensione godono di una tassazione abbastanza favorevole anche quando Leggi il resto di questo articolo »

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TFR (Trattamento di Fine Rapporto) o Fondi Pensione, non è facile scegliere tra le vecchie liquidazioni e la previdenza complementare

Negli anni scorsi si è dibattuto a lungo sull’opportunità di destinare il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) ai Fondi Pensione oppure se tenerlo con le vecchie modalità. La discussione è stata accesa, soprattutto nel mondo politico e sindacale, durante l’approvazione di una riforma che ha cercato di favorire il trasferimento delle vecchie liquidazioni ai prodotti della previdenza complementare. Parliamo del decreto legge n. 252 del 2005, voluto dall’ex Ministro del Lavoro Roberto Maroni, e poi applicato in modo definitivo dal suo successore Cesare Damiano. Il dibattito su questa legge ha riguardato soprattutto la mancanza di garanzie di rendimento per i sottoscrittori dei fondi pensione. Garanzie che offre invece il Tfr lasciato in azienda.

I soldi accantonati nel Tfr, infatti, si rivalutano ogni anno, per legge, dell’1,5% fisso, più il 75% del tasso di inflazione. Per fare un esempio, supponiamo che, in un determinato anno, l’inflazione sia del 2% ed un lavoratore abbia accumulato nel Tfr la somma di 10.000 euro. Nell’anno successivo il Leggi il resto di questo articolo »

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