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Analisi fondamentale: Il rapporto P/E (Price/Earnings)

La domanda che spesso ci poniamo è: “Su che cosa mi devo basare per comprare un’azione?” Le analisi principali sono quella tecnica e quella fondamentale.

L’analisi tecnica si basa essenzialmente sul trend dei prezzi di un determinato periodo di tempo, sui cicli del mercato finanziario, dell’economia e della borsa, e viene definita come l’attività di studio dei mercati finanziari dal punto di vista grafico, avente lo scopo di individuare le tendenze future dei prezzi.

L’analisi fondamentale invece è lo strumento utilizzato per giudicare lo stato di salute di una società. L’attività degli analisti si basa infatti sull’analisi delle variabili fondamentali delle azioni. L’obiettivo è di quantificare la crescita attesa degli utili attraverso lo studio dei bilanci della società, di quanto sia competitiva nel settore dove opera ed anche tramite incontri con i vertici della società stessa (periodicamente le società quotate convocano gli analisti per far conoscere le proprie strategie).

Molto importanti sono le indicazioni sull’andamento futuro della società. Elaborando queste informazioni gli analisti sono in grado di formulare i report e le raccomadazioni di acquisto o di vendita delle azioni di quella società. Questi dati chiaramente variano nel tempo in base all’andamento del prezzo delle azioni ed alle eventuali notizie positive o negative riguardanti la società.

Uno degli indicatori più utilizzati per valutare la convenienza di un acquisto di azioni è il rapporto P/E (Price/Earnings – prezzo/guadagni). Con questo quoziente viene calcolato il numero delle volte in cui il dividendo erogato sta dentro il prezzo di mercato. Per fare un esempio, un valore pari a 13-15 è ritenuto normale (il prezzo dell’azione è pari a 13-15 volte il dividendo erogato).

Se il P/E è superiore a 20, di norma indica un titolo sopravvalutato, mentre valori intorno a 8-9 sono ricercati dagli analisti, perchè indicano titoli ancora sottovalutati dal mercato e che potrebbero avere ottime possibilità di crescita. Da un altro punto di vista il P/E esprime il tempo necessario perchè i dividendi erogati ripaghino il prezzo dell’azione. Se il P/E  è 15, servono 15 anni di utili perchè la società ripaghi il prezzo versato, nell’ipotesi che ogni anno venga erogato l’utile realizzato.

Esistono poi delle formule che consentono di capire quale dovrebbe essere in teoria l’effetto di alcune variabili importanti (dividendo futuro, premio di rischio, ecc.) per stabilire il prezzo di un titolo. In sostanza, attraverso l’elaborazione di queste formule, riescono a capire (sempre teoricamente) se l’azienda produrrà utili e ricchezza per gli azionisti e di quanto si incrementerà il prezzo del titolo in borsa.

Chiaramente sono previsioni che subiscono l’andamento dei mercati, che sono influenzati dalla politica, dalla situazione economica interna e globale, dalla speculazione, e quant’altro. E’ comunque difficile prevedere se il ritorno del prezzo ricavato dal valore fondamentale della società avverrà in pochi mesi o in alcuni anni. Per questo la valutazione di un titolo in base all’analisi fondamentale può essere valida per chi investe sul mercato azionario con l’ottica del lungo termine.

Per essere concreti, oggettivamente possiamo dire che l’analisi fondamentale non esprime una certezza assoluta (vedi le bufale che nel passato gli analisti ci hanno affibbiato, in buona e cattiva fede – quest’ultima a causa dei conflitti di interesse), ma riteniamo comunque che sia indicativa, e che il risultato del lavoro di questi analisti è alla base di ogni decisione degli investitori istituzionali, banche di affari, brokers, e, se vogliamo, anche dei piccoli risparmiatori che, con la crescita dei mezzi di comunicazione, ed in particolare di internet, possono disporre degli stessi risultati di questi studi che prima erano riservati alla clientela più importante.

Ricordiamo però che se l’analisi fondamentale è necessaria per una corretta operatività di borsa, non è sufficiente per avere la certezza dei risultati.

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