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Allarme spread: torna sopra 300 punti e i Decennali superano il 4,8%

Allarme spread e mercati finanziari in fibrillazione dopo le parole del Governatore della Federal Reserve Ben Bernanke. Timori anche dalla Cina

E’ tornato l’allarme spread dopo mesi di apparente calma sui mercati finanziari. Ieri i titoli di Stato italiani a 10 anni hanno mostrato rendimenti oltre il 4,8%, con le aste del Tesoro a 2, 5 e 13 anni che hanno confermato i timori di una forte ascesa dei tassi. Lo spread ha chiuso in rialzo oltre la soglia dei 300 punti base per la scadenza a 10 anni, toccando in corso di seduta anche i 310 bp.
L’allarme spread ha condizionato anche i titoli ad un anno, che rendono ormai l’1,5%, il doppio di quanto battuto all’asta solo un mese e mezzo fa. E, se nelle ultime sedute non si fosse registrato un


aumento dei rendimenti tedeschi di circa 25 punti base, lo spread sarebbe oggi molto più alto.
Pesano molto negativamente sui mercati le parole del Governatore della Federal Reserve, Ben Bernanke, che dopo l’ultimo board della scorsa settimana ha confermato che il piano di accomodamento monetario, il Quantitative Easing 3, potrebbe essere prima attenuato e poi sospeso prima del previsto se i fondamentali americani si irrobustiranno. Secondo Bernanke, entro un anno si prevede l’interruzione del programma espansivo, che ha pompato 2.500 miliardi di dollari di liquidità sui mercati finanziari in quasi 5 anni, drogando il comparto azionario (ultimamente anche l’obbligazionario), tra cui quello pubblico europeo.

E anche dalla Cina arrivano segnali inquietanti sullo stato della liquidità. I tassi interbancari sono esplosi lo scorso giovedì ad oltre il 12%, impennandosi del 3,8% in una sola seduta, per poi attestarsi sopra il 6%. Tale boom sarebbe il segnale che le misure restrittive messe in atto dal Governo cinese e dalla People’s Bank of China, per impedire l’ulteriore gonfiamento della bolla immobiliare, potrebbero avere determinato un “credit crunch”, che sarebbe devastante per le piccole banche in particolare. Tanto che in due giorni la Borsa di Shanghai ha perso quasi il 9%.

L’allarme spread fa sì che i nostri titoli di Stato, quindi, restino sotto pressione e lo saranno anche nelle prossime settimane a causa dell’allentamento delle politiche ultra-espansive della Fed e in Cina, il che porterà inevitabilmente alla riduzione degli stimoli monetari all’economia, facendo venire meno l’eccessiva liquidità che ha sostenuto ad oggi i corsi dei bond pubblici e privati, oltre che delle azioni.

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