Si può uscire dalla UE (Unione Europea) e dall’Euro (Eurolandia)?
Il salvataggio della Grecia è costato 110 miliardi di euro ad opera della UE (Unione Europea) e del FMI (Fondo Monetario Internazionale). Ad essi va aggiunto il collegato fondo di stabilizzazione da 750 miliardi di euro. Esiste inoltre la concreta possibilità che i soldi prestati alla Grecia non vengano più restituiti.
Per quale motivo abbiamo dovuto (noi italiani, come i tedeschi, i francesi, ecc.) fare sacrifici per salvare i conti pubblici di un Paese che negli ultimi anni ha vissuto al di sopra delle sue possibilità, falsificando per di più i dati del bilancio statale? In tale occasione in molti si sono chiesti perchè la Grecia non sia stata espulsa dall’Euro (Eurolandia) e abbandonata alla sua sorte.
In effetti ci sono delle regole ben precise per l’uscita di uno Stato
dall’Eurozona e da Eurolandia.
Uscita di uno Stato dall’Unione Europea. Il Trattato di Lisbona, entrato in vigore il 1° dicembre 2009, afferma per la prima volta, in modo espresso, il diritto di ogni Stato di uscire dalla UE (art. 50), facoltà prima non prevista negli altri Trattati europei. La procedura di recesso impone allo Stato che vuole abbandonare l’Unione Europea, di comunicare la scelta al Consiglio UE. A questo punto si apre un negoziato tra Unione e Stato membro, che si conclude con un accordo che fissa le modalità del recesso, con una delibera adottata a maggioranza dal Consiglio e approvata dall’Euro-Parlamento. Sono ammessi ripensamenti. In tal caso lo Stato dovrà sottoporsi di nuovo alle ordinarie procedure di adesione.
Uscita di uno Stato dall’Euro. Il Trattato di Lisbona non prevede la possibilità, per uno Stato, di recesso dall’ Euro. L’unica possibilità di un recesso dall’Euro è quella di utilizzare la clausola d’uscita dall’intero Trattato, cioè da Eurolandia. Non è nemmeno prevista la facoltà di espulsione di uno Stato dall’Euro. Il Consiglio UE infatti può solo trasmettere raccomandazioni allo Stato membro qualora verifichi l’esistenza di un disavanzo eccessivo. Inoltre anche nel caso in cui il Paese disattenda le raccomandazioni, il Consiglio può solo intimargli di adempiere alle misure entro un termine stabilito ed applicare sanzioni.
Risparmio gestito, le cause della crisi dei fondi comuni di investimento italiani – seconda parte
Sicuramente la crisi dell’industria del risparmio gestito in Italia è di tipo strutturale e non congiunturale. Inoltre le cause sono imputabili a molteplici fattori che fanno riferimento alle normative ed ai regolamenti, all’organizzazione del settore e ad un’offerta di prodotti insufficiente.
Ma vediamo nel dettaglio le cause della crisi dei fondi comuni di investimento italiani.
1 – I bassi rendimenti. E’ la prima causa della fuga dei risparmiatori dai fondi comuni. Infatti si è osservato che dal 2000 i rendimenti dei fondi obbligazionari, ed in particolar modo dei fondi di liquidità e dei fondi obbligazionari a breve termine, dove è concentrata la maggioranza del denaro degli investitori italiani, sono stati inferiori ai rendimenti dei titoli di Stato. Questo a causa degli alti costi dei fondi comuni, in media intorno al 1%. E, in particolare, il rendimento dei fondi azionari è stato inferiore a quello degli indici azionari e a quello di attività prive di rischio.
2 – Le alte retrocessioni ai distributori. In Italia i costi totali per i sottoscrittori sono superiori Leggi il resto di questo articolo »
Risparmio gestito, crisi senza fine per i fondi comuni di investimento italiani? – prima parte
Sembra ieri, quando il 21 giugno del 1984 Gestiras SpA lanciò in Italia il primo fondo comune di investimento italiano. All’inizio venne visto dagli italiani con diffidenza, ma dopo poco tempo rivoluzionò la finanza italiana. Da quel giorno il risparmio gestito ha fatto molta strada, conquistando per ben 18 anni la fiducia degli investitori. Fino a pochi anni fa sembrava che la corsa dei fondi comuni di investimento alla raccolta di denaro “fresco” non dovesse finire mai, ma, si sa, non è tutto oro quello che luccica! Dal 2002 nel sistema dell’industria del risparmio gestito italiano si è inceppato qualcosa che sta lentamente distruggendo quello che di buono è stato costruito nel corso degli anni.
L’industria del risparmio gestito è cresciuta in tutti questi anni a immagine delle Leggi il resto di questo articolo »
Sistema bancario, utilizzo del budget a discapito della consulenza – seconda parte
La febbre di competizione sui mercati internazionali, in vista di un grande mercato unico europeo, fu causa di acquisizioni, fusioni e incorporazioni tra banche a qualsiasi costo. Questo processo portava ad aumentare notevolmente la loro redditività, aumentavano i patrimoni e si ridimensionavano i costi (pensiamo per esempio alla chiusura di filiali doppie sulla stessa piazza ed al licenziamento del personale in esubero). Si sono così formati negli anni i gruppi bancari di oggi e allo stesso tempo si sono verificati i grandi scandali finanziari che hanno portato alla rovina migliaia di risparmiatori.
La necessità di conseguire utili e rendimenti sempre maggiori ha spinto il sistema bancario a trovare nuove aree da dove trarre profitti senza correre rischi. Per questo motivo sono apparse nuove commissioni, nuovi oneri e costi per dei servizi che in molti Paesi sono gratuiti. Nel contempo sono proliferati i prodotti fregatura per la gestione del risparmio, applicandovi Leggi il resto di questo articolo »
Sistema bancario, cosa è successo in meno di venti anni da compromettere il rapporto tra banca e cliente? – prima parte
Per capire il perchè le banche (e i promotori finanziari) propongono certi prodotti (convenienti solo a loro e non agli investitori) e di come si fanno concorrenza spietata l’una contro l’altra, dobbiamo fare alcune riflessioni.
Come si è evoluto (o involuto) il sistema bancario in questi anni? Come siamo arrivati ad avere gli istituti di credito, probabilmente tra i peggiori al mondo, che si contendono ogni giorno le posizioni nel mercato a discapito dei clienti? Che cosa è successo in meno di venti anni da compromettere il rapporto tra banca e cliente, al punto che oggi il piccolo investitore non si fida più di nessuno?
Per spiegare tutto ciò dobbiamo tornare indietro di oltre quindici anni, quando Leggi il resto di questo articolo »
Pensioni italiane, con la riforma sempre più basse
L’ultima crisi economico-finanziaria ha dato il colpo di grazia ai conti pubblici di molti Stati, compreso lo Stato italiano, gravato da decenni da uno dei più alti debiti pubblici del mondo. Le conseguenze di questa situazione sono, in parole povere, che gli Stati non sono più in grado di erogare una serie di prestazioni ai cittadini, precedentemente garantite.
Tornando all’Italia e limitando il discorso al sistema pensionistico, la situazione è che, a causa della suddetta crisi, dell’altissimo debito pubblico, della prevista debole crescita futura dell’economia, dell’invecchiamento della popolazione e della riduzione del tasso di natalità, le pensioni, di cui nei prossimi anni godranno i cittadini, saranno progressivamente sempre più basse Leggi il resto di questo articolo »
MOT (Mercato Obbligazionario Telematico), il mercato secondario di negoziazione delle obbligazioni e dei titoli di Stato
Come abbiamo già detto, i titoli di Stato e le obbligazioni sono facilmente liquidabili prima della scadenza, perchè quotati in Borsa sul MOT (Mercato Obbligazionario Telematico).
Il MOT è il mercato telematico, gestito da Borsa Italiana, dove vengono negoziati contratti di compravendita relativi a obbligazioni domestiche ed estere e a titoli di Stato. E’ il mercato al dettaglio riservato al piccolo investitore (invece il MTS – Mercato Telematico dei titoli di Stato – è il mercato secondario all’ingrosso riservato a operatori nazionali ed esteri).
Il MOT è stato istituito nel 1994 ed è articolato in due segmenti:
- DomesticMOT, caratterizzato dalla presenza di strumenti finanziari liquidati presso sistemi di liquidazione nazionali; Leggi il resto di questo articolo »
Polizza index linked, è vero che è un investimento a capitale protetto e rendimento garantito? – seconda parte
A prescind
ere dalle considerazioni tecniche del post precedente, che spiegano come funziona una polizza index linked, è bene soffermarsi sui possibili rischi a cui ci si espone sottoscrivendo un contratto di questo tipo.
Il rischio principale è l’insolvenza o il default di chi emette la componente obbligazionaria che fa da sottostante il contratto. Nell’esempio precedente il sottostante era un’obbligazione dell’Enel, quindi la sua solidità è legata all’azienda Enel. Immaginiamo però di avere sottoscritto una polizza index linked il cui sottostante era un’obbligazione Lehman Brothers. E’ capitato a circa quarantamila risparmiatori italiani di ritrovarsi con nulla in mano!
Tutto quanto abbiamo esaminato fa comprendere l’importanza di conoscere Leggi il resto di questo articolo »
Polizza index linked, se la conosci la eviti – prima parte
La polizza index linked è una polizza assicurativa che, a fronte di un versamento iniziale, prevede la restituzione di un capitale alla scadenza prestabilita con una rivalutazione minima garantita. Viene spinta a livello commerciale puntando sulla frase ad effetto “capitale protetto e rendimento garantito”. Però in realtà non vi è certezza né per il capitale protetto né per il rendimento garantito.
Dal punto di vista tecnico la compagnia assicuratrice (che di solito è di proprietà di un gruppo bancario) ottiene questo prodotto unendo due strumenti finanziari: un’obbligazione e un contratto derivato (come ad esempio l’opzione su un indice azionario). L’obbligazione provvede a generare interessi a scadenze prestabilite, come fa una qualsiasi obbligazione bancaria o societaria. Il contratto derivato, che di solito è un’opzione, serve a creare il potenziale di Leggi il resto di questo articolo »
Obbligazioni in valuta, conviene correre dei rischi? E su quali valute investire?
Diversamente dai tempi in cui l’Italia si “arrangiava” svalutando la lira, oggi la moneta “forte”, il supereuro, ha cambiato lo scenario rendendo molto difficile investire in obbligazioni in valute estere più deboli della nostra. In pratica, scommettere in valuta estera non garantisce una rivalutazione certa, tanto che, riuscire ad annullare il rischio di cambio, è diventato difficile anche per un esperto. L’investitore, in teoria, dovrebbe acquistare obbligazioni denominati nella valuta di cui si aspetta un apprezzamento e vendere obbligazioni in valuta di cui prevede la svalutazione. Più facile a dirsi che a farsi, visto che, in pratica, l’investimento in altre valute è tra i più complessi, e le variazioni dei tassi di cambio sono difficilmente prevedibili anche, come dicevamo, dagli esperti di mercato. E lo oscillazioni tra i tassi di cambio possono essere anche molto consistenti.
L’andamento dei tassi di cambio incide in due modi diversi sul rendimento finale dell’investimento. Da un lato Leggi il resto di questo articolo »






